Carnevale Dauno
Carnevaledauno - Città di Manfredonia

DAI SATURNALI IL CARNEVALE

di Lorenzo Prencipe


"Lamdudum ausculto et cupiens tibi dicere servos/pauca reformido..."

Carnevale anno 1948. A socie di Lorènze u Freraricchie (Lorenzo Ciociola). Da sinistra a destra in seconda fila: Nunzia Giardino, Giovanna Totaro, Teresa Gelsomino. In prima fila da sinistra a destra: Nunzia Arena, Antonella Ciociola, Maria Salvemini, Michelina Ciociola, Carmela Ciociola, Antonietta Salvemini. I bambini da sinistra a destra: Giuseppina D'Errico, Rino Ciociola, Lorenzo Ciociola. (Foto Valente)

Tradotto così suona: "Già da un pezzo ti ascolto e desidero dirti poche cose, ma sono schiavo e ho paura". Con queste parole lo schiavo Davo giustificava la sua paura nell'esprimere giudizi. E di rimando il suo padrone, il grande poeta latino Orazio, pupillo, con il sommo Virgilio, del plenipotenziario ministro Mecenate, magnanimo protettore degli artisti, così gli rispondeva:"... Age libertate Decembri / quando ita maiores voluerunt, utere: narra. "Traduzione: "Coraggio, approfitta della libertà di Dicembre, dal momento che così hanno voluto i nostri antenati: parla. "Con la libertà di Dicembre" Orazio faceva esplicito riferimento alla libertà di parola e di critica, anche nei confronti dei padroni, che tradizionalmente era concessa agli schiavi e ai subalterni durante la festa dei Saturnali, solennità dell'antica Roma, di carattere popolare, in onore del dio Saturno, che si svolgeva in un periodo compreso tra il 17 e il 23 dicembre, nel solstizio d'inverno, alla fine del ciclo dell'anno solare.

Nella fine del ciclo dell'anno solare. Nella mitologia romana Saturno, detronizzato da Giove, suo figlio, avrebbe trovato rifugio e ospitalità nel Lazio arcaico, sulle cui popolazioni agresti avrebbe poi regnato, instaurando su di esse la favolosa "età dell'oro".

Fin dall'età repubblicana i Saturnali si celebravano a Roma, assumendo importanza maggiore nell'epoca imperiale, diffondendosi rapidamente in tutta la penisola. Non eguale fortuna ebbe il culto del dio Saturno, non essendoci riscontri altrove, tranne che a Roma, di templi a lui dedicati. Sotto il suo regno si viveva in pace e nell'opulenza, e la festa inizialmente ra un rito propiziatorio di prosperità e di abbondanza delle messi, con l'organizzazione di banchetti pubblici e privati. Durante i festeggiamenti si riducevano snsibilmente, fino ad abolirsi, le distanze sociali, e per tutta la loro durata gli schiavi potevano esprimersi e agire liberamente, ed erano quest'ultimi serviti a tavola dai loro padroni. I saturnali col tempo assunsero connotazioni licenziose e orgiastriche, connesse a gozzoviglie e copiose crapule.

La categoria del Carnevale, le cui origini si fanno risalire soprattutto alla festa dei Saturnali, è metafora, per antonomasia, di pazza e allegra "trasgressione", con più implicazioni, tutte riconducibili allo scompaginamento dei ruoli sociali, in una loro sospensione effimera, durante la quale si dà sfogo alle frustrazioni e ai troppi rospi ingoiati, imposti dalla tradizione e dall'ordine, non sempre costituito dalla giustizia e dall'equità.

Ma ci sono pure i sogni, i desideri, le ambizioni che suggeriscono questa annuale "inversione delle parti", e fomentano uesto spostamento della routine verso forme ribelli e trasgressive, seppure in veste burlesca e innocua, poichè accettate da tutti i protagonisti di questa convenzionale finzione collettiva, concessa dalla "libertà di dicembre" durante i Saturnali, e continuata dal nostro festoso Carnevale.

Carnevale 1945. Da sinistra a destra in piedi: Concetta Minervino, Giuseppina Gentile, Maria Beverelli, Margherita Di Iasio, Antonietta Minervino, Carmela Di Giorgio. Sedute da sinistra a destra: Maria De Padova, Lucia Del Vecchio. (Foto Valente)Il Carnevale investe le diverse libertà: quella del travestimento, quella del linguaggio e quella delle abitudini rovesciate. C'è l'esaltazione di ciò che la morale comune biasima: l'abbuffata e la gozzoviglia iperbolica. Così pure l'impasto verbale, carico di ironia burlona e di giocose invettive, che non possono trovare azioni ritorsive da parte di chi le subisce. Un florilegio linguistico, quello carnevalesco, scherzoso e beffardo, che rimanda a coinvolgimenti trasgressivi, generatori di comiche trovate e risate a crepapelle.

Lo sconvolgimento dei ruoli, che è virtuale nel corso dell'anno, a Carnevale, irrompe giocoso e impazza folleggiante, avvolgendo uomini e cose in una imponente incantata farsa dagli esiti scontati. Si sa, tutto poi ritornerà come prima e ognuno tornerà al suo stato sociale, e il potere rovesciato sarà simbolicamente bruciato in un grosso falò con l'accensione del fantoccio, che lo ha proclamato, inneggiandolo, al suo arrivo festoso e trionfante tra i canti e gli schiamazzi di mascherate pirotecniche. Sempre a proposito del pupazzo, dato alle fiamme o impiccato sotto un cielo crivellato di vividi fuochi d'artificio, c'è da sottolineare come esso rappresenti: per un verso l'allegra rivolta (il sogno?), amalgamata di spassose canzonture o di epigrammi finemente ironici, ma anche la celebrazione, sia pure temporanea, del "proibito", con l'esaltazione delle funzioni ritenute "basse (crapule, gozzoviglie, pance piene, sfrenatezza sessuale ecc.), rispetto a quelle "alte" o etico-intellettuali, e per questo esiliate dalla cultura ufficiale; per altro verso il fantoccio, giustiziato fra schiamazzi e finti lamenti, come pure raffiguri l'allegro finale di questo ammutinamento collettivo e fittizio, sia pure burlesco, che ha scompaginato l'ordine sociale con una messinscena davvero divertente.

In questo "universo rovesciato" tutti diventano artistici creatori della risata, attraverso buffi travestimenti, ma anche con il tono del linguaggio grasso e colorito, improntato all'irrisione.

Davvero singolare, poi, la coesistenza, nella parola Carnevale di due disposizioni antinomiche, contrastanti, quali: l'invito alla festa sfrenata e sregolata da un lato, e dall'altro il monito severo all'estensione da tutti i beni materiali propugnati (balli, banchetti, abbuffate, consumo di carne e di sesso) per un periodo di penitenza e raccoglimento spirituale. Il Re Carnevale è del resto consapevole che il suo tempo si basa sulla doppiezza etimologica del suo stesso essere, e non si cura della sua morte, fittizia pure questa, oscillando esso, come pendolo perenne, fra i due estremi della condizione esistenziale. Ma piovono coriandoli, si intrecciano stelle filanti sulla fantasmagorica follia del Carnevale che sbavaglia per qualche giorno festose utopie. Come al tempo degli antichi Saturnali.

da Il Corriere del Golfo - n.3 del 26 Febbraio 2000.